Come ha influito questo mutamento del tessuto sociale sui partecipanti alle vostre iniziative? Con i residenti che tipo di rapporto avete?
Clelia: Noi abbiamo vissuto più che altro la fase di transizione di questo processo. Ma il nostro merito maggiore, secondo me, sta nell’essere riusciti a portare lì delle persone che altrimenti lì non ci sarebbero mai andate a causa della cattiva reputazione del luogo.
Arianna: Una cosa che siamo riusciti a fare con i residenti o con la gente più abituata a vivere la zona per questioni di prossimità è CARINO, un festival che abbiamo realizzato nel 2019 e 2021: l’iniziativa si sviluppava attraverso una serie di concerti che si sono svolti nel giardino dei grattacieli. In quel momento siamo riusciti ad attrarre persone, ma nelle attività che svolgiamo ordinariamente durante l’anno la nostra soddisfazione maggiore è sicuramente data dal riuscire a portare in sede persone esterne.
Clelia: Ti racconto un piccolo episodio. Era la prima sera d’apertura, serata a tutto volume, gruppo che suonava. A un certo punto qualcuno ci avverte che sul nostro tetto si incrociano gli appartamenti di una famiglia di un ragazzo pakistano che ha due bambini, e una famiglia di ragazzi nigeriani. Noi super preoccupati di averli disturbati, perché avevamo tenuto la musica alta fino a tardi e il locale non era ancora insonorizzato come è adesso. Finiamo, chiudiamo tutti intimiditi e vediamo che si affaccia alla finestra questo ragazzo pakistano: noi ci scusiamo tantissimo per la confusione, e lui ci risponde “ma come? avete già finito?”. Di fianco iniziava a diffondersi un suono di tamburi: quando si sono accorti che la musica era finita, loro hanno iniziato a suonare. Poi c’era un ragazzo tunisino che veniva sempre, veniva solo, si beveva la sua birra. Un giorno si è presentato con dei regali di compleanno per noi.
Arianna: Un’altra attività che ha riscosso un certo consenso tra i residenti è stato il Cineforum. Con l’aiuto di un nostro caro amico intenditore di cinema abbiamo organizzato delle serate cinematografiche offrendo una programmazione un po’ più di nicchia. Ovviamente ad offerta libera: quasi in tutte le serate abbiamo voluto rispettare la filosofia dell’up to you, così che chi se la sentiva potesse offrire qualcosa per sostenerci, ma senza imporre a nessuno un contributo economico per accedere. In queste serate, molto spesso, c’erano delle “proiezioni democratiche”, ossia si proponevano dei trailer senza dare altre informazioni, e poi per alzata di mano si decideva cosa si sarebbe visto quella sera.
Diego: Molti ci chiedevano di realizzare un progetto di stand up comedy. Era una cosa da sviluppare, ci stavamo arrivando.
Clelia: Sarebbe stata la prima rassegna di stand up comedy a Ferrara, ma sulla prima data è scattata la chiusura del lockdown e quindi non siamo riusciti a farlo.
Sembra che le vostre iniziative abbiano portato una bella aria di novità, che impatto hanno avuto sulla considerazione esterna del quartiere?
Diego: La visione che gli altri hanno del quartiere ha sicuramente subito alcune modifiche, anche perché è stato messo in atto un processo di riqualificazione che ha permesso all’isolato di mutare fisicamente. È stato recintato, è stato fatto un campo polivalente, un’area per bambini, ha aperto il bar.
Clelia: Quando siamo arrivati noi il quartiere era militarizzato, perché ovviamente nel mezzo della campagna elettorale e del disastro mediatico la soluzione immediata è stata quella di far presidiare il quartiere. Questo sicuramente ha contribuito a far sì che i fenomeni di microcriminalità che interessavano la zona si spostassero altrove, ma è ovvio che mantenere un quartiere in quelle condizioni a lungo non possa essere una soluzione sostenibile a problematiche sociali di questo tipo. Un miglioramento reale si può ottenere soltanto operando sul tessuto sociale, attraverso il tessuto.
Urbano: più popoli un quartiere, più offri servizi e aumenti la frequentazione della zona, più ovviamente le attività illecite tendono a non stabilirsi lì. Questo è sicuramente il contributo sociale più consistente fornito dalle nostre iniziative, nonché la logica attraverso cui si declina il nostro impegno nella riqualificazione della zona.
Arianna: Secondo me l’inclusione attraverso i nostri progetti avverrà, ma gradualmente. Una volta fidelizzato il pubblico puoi proporre serate che sappiano avvicinare pubblici diversi.